Cinque

Il cinque è un numero che mi è sempre piaciuto. Forse perché assomiglia alla S, la prima lettera del mio nome.
A cinque anni facevo fatica a scriverlo. Anche se il quattro era ancora peggio.
Odiavo la scuola materna. Mi portavano lì e rimanevo da solo a fissare il niente. Fino a che non ho conosciuto un amico che ancora oggi rimane tale, nonostante la distanza geografica. Testardo allora come oggi.

Cinque come le dita della mano. Mica pensavo che mi sarebbero servite così tanto. Talmente tanto che ora che una non funziona più come prima rimpiango i tempi passati. Ma suvvia, c’è di peggio. Come non avere amici. Per mia fortuna, non mi bastano le dita di entrambe le mani per contare le persone a me care, nella mia vita.

Ho giocato a basket per cinque anni. E il numero sulla mia casacca era il cinque. Quando me lo tolsero, l’ultimo anno, smisi di giocare. In quel momento capii come si può entrare e uscire da un’intera realtà alla velocità della luce. Ti togli una casacca, smetti di palleggiare, e le persone che fino al giorno prima avevi accanto svaniscono. Non è stata l’unica volta, ma è stata di sicuro la prima di cui me ne sono reso conto. E’ un po’ come morire e rinascere, in un certo senso. Quando ti capita che un amico muore è quasi la stessa cosa. In quel caso però non hai la possibilità di rimediare o di recuperare. A meno che non scopri il segreto della resurrezione.

Cinque per tre fa quindici, l’età in cui sono sclerato per la prima volta davanti a una tavola di disegno tecnico che non riuscivo a fare. E l’età in cui ho capito che se qualcosa non mi riusciva, bastava continuare a sbatterci la testa. Un po’ come con i videogiochi, solo più difficile.

Cinque secondi passati a guardare la mia ragazza prima che si avvicinasse e mi desse il mio primo bacio. Perché mica ci sarei riuscito io, eh. Completamente immobilizzato dal terrore, alla faccia del chitarrista spavaldo con le donne.

Cinque anni per le scuole superiori? Mica bastano, ne ho fatti sei. Giusto per essere sicuro di imparare meglio. Per poi trovarti in quinta a digrignare i denti ogni minuto in classe, pensando che avresti potuto essere da un’altra parte in quel momento, a coltivare qualcosa in cui credevi sul serio.

Appena in tempo per finire la scuola su un multiplo di cinque, ossia venti. Finita la scuola, finisce anche il primo amore. Si consolida invece l’amore per la chitarra. Si diventa professionisti, così si è deciso. Ma nel duemilacinque esce World of Warraft, che mi brucia quasi due anni di vita. Ritorno in me, decido di rimettermi in forma fisicamente e in sesto mentalmente. E ci riesco proprio cinque anni dopo l’uscita da scuola.

Cinque come i componenti del mio ex gruppo musicale, con cui mi sono sentito veramente parte di qualcosa di magico, per il tempo che è durato. Vedere persone che cantano le canzoni che hai scritto è una sensazione che vorrei che tutti i musicisti provassero.

Cinque anni dopo essermi rimesso in sesto, mi ritrovo a terra come non lo sono mai stato. Pazzesco eh? Una montagna russa al confronto sembra un’autostrada tedesca. Ho passato gli ultimi cinque anni a ricostruirmi un tassello alla volta, cercando di stuccare tutte le crepe lasciate dalle martellate inflitte da persone che pensavi fossero care, fino a che il martello lo tenevano nascosto. E nonostante cinque anni sembrino tanti, sono ancora pochi per poter perdonare.

Cinque anni fa la prima a farmi gli auguri di buon compleanno fu la stessa ragazza che ora è qui al mio fianco che cerca di prendere sonno mentre pigio sulla tastiera del suo computer portatile. Né io né lei ci saremmo aspettati di condividere lo stesso tetto, cinque anni dopo. Anni stupendi, che sto vivendo ancora oggi con un’enorme gioia. Spero tra cinque anni di poter scrivere altrettanto

Non so che cos’ha il numero cinque. “Fissati su un qualunque numero e ti assicuro che lo troverai continuamente sulla tua strada. Ma ricorda, nel momento stesso in cui decidi di ignorare ogni forma di rigore scientifico, tu non sei più un vero matematico, sei solamente un numerologo!”. Lo dicevano in Pi Greco, un film pazzesco che ho rivisto almeno cinque volte.
Forse è solo una fissazione, un po’ come l’oroscopo. Più lo leggi, e più ci credi. Magari se mi soffermassi di più a pensare alla mia vita senza considerare questa cifra, potrei scoprire delle coincidenze ancora più pazzesche. Che so, col numero trentasei.

Ma per ora, come un fanatico religioso non dubita di una virgola citata in un testo scritto, penso che la mania per questo simpatico numero mi perseguiterà ancora per molto.
Basti pensare che il numero cinque è citato in questo articolo [titolo incluso] venticinque volte, cioè cinque per cinque. Pauroso eh?

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Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno perso anche solo una decina di secondi della propria vita per farmi gli auguri oggi, nel giorno del Giro di Boa verso i 40 anni.
Chissà se da quarantenne perdo ancora il mio tempo a scrivere su un blog 🙂

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